Memoriale Brion – Tra poesia e architettura

Ci sono luoghi che non si limitano a essere visitati: si attraversano come si attraversa un pensiero, un’emozione, una soglia interiore. Spazi in cui l’architettura non si offre come semplice contenitore, ma come esperienza totale, capace di orientare lo sguardo, disciplinare il tempo e restituire profondità al gesto del camminare. Il Memoriale Brion appartiene a questa rara categoria di luoghi in cui la materia diventa racconto e la forma si fa meditazione.

Per questo vi suggeriamo di passare una mattina, o un pomeriggio, in questo luogo FAI che vi riempirà completamente gli occhi e l’anima.

Ci troviamo ad Altivole, in provincia di Treviso, dove, tra il 1969 e il 1978, Carlo Scarpa progetto un luogo straordinario: il Memoriale Brion.

Un luogo di recente celebre anche per la sua apparizione come casa dell’Imperatore, in Dune: Parte Due, di Denis Villeneuve.

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Tra cemento, acqua e silenzio

Nasce come sepolcro di famiglia, voluto da Onorina Brion, per suo marito Giuseppe Brion. Ma sarebbe riduttivo definirlo un mausoleo privato, Scarpa infatti lo concepisce sin da subito come un’opera aperta, un luogo di meditazione accessibile a tutti e per tutti, dove l’architettura dialoga costantemente con la natura.
Nulla é lasciato al caso in questo luogo, si varca una soglia fisica ed emotiva che ci porta ad osservare come mai avremmo fatto prima anche ogni piccola fuga nel cemento o un taglio d’acqua.

Memoriale Brion - scappare con la mente - Marianna Elle - 3

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Perdersi e comprendere

Scarpa non guida il visitatore in un percorso predefinito ma lo accompagna con un labirinto architettonico dove perdersi.
Se da una parte il Consiglio é quello di immergersi completamente, dall’altra parte, essendo completamente gratuito, la visita guidata (anch’essa gratuita), che vi accompagnerà in un viaggio tra  racconti straordinari, sembra quasi necessaria proprio per apprezzare e conoscere a pieno tutte le narrazioni magiche che accompagnano ogni angolo di questo luogo.

Uno degli elementi che ci guidano é sicuramente l’acqua, sia nella presenza che nell’assenza, e sia simbolica per la tradizione veneziana, che viva e sonora. 

Uno dei racconti che più colpisce è legato alla costruzione della parte in cui sono presenti le due tombe dei coniugi. L’architetto le aveva pensate proprio a forma di barche, inclinate l’una verso l’altra, come infatti é, ma diversamente da come si presenta. Il suo progetto avrebbe previsto che queste due barche “galleggiassero” in una vasca d’acqua, creando un illusione di movimento e avvicinamento continuo anche grazie all’incredibile soffitto di mosaico.

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Il Memoriale Brion non si guarda solo, ma si attraversa e si medita, come se fosse un’esperienza corporea, infatti, ad esempio, occhio ai gradini…
C’é un dettaglio che rende il Memoriale molto più significativo: Carlo Scarpa é sepolto proprio qui, in un angolo quasi nascosto, ma per sua volontà, per essere lontano dai protagonisti dell’opera ma comunque in dialogo con essa, come se il legame non si spezzasse mai.
 
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Il Memoriale Brion chiede tempo, attenzione e rispetto, un luogo silenzioso che suscita così tante domande e pensieri.
E mentre si ritorna verso la campagna veneta, con ancora il rumore dell’acqua in mente, resta una sensazione rara.

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