Roma nel mondo

Roma non è solo una città reale, ma anche una città “mentale”, un riferimento culturale che tutti condividiamo. Continua a plasmare l’immaginario collettivo, influenza ancora oggi il modo in cui le persone pensano, immaginano, ricordano o rappresentano un certo tema. Le sue immagini (il Colosseo, la Vespa, la Fontana di Trevi), le sue storie (gli imperatori, la Dolce Vita, il cinema di Fellini), i suoi simboli (la toga, il diritto romano, la romanità) continuano a vivere nella mente delle persone, anche di chi non ci è mai stato. Condizionano film, libri, arte, moda, pubblicità, persino il modo in cui il mondo immagina l’Italia.
Mentre cammini per le strade di Roma, i suoi duemila anni di storia li senti tutti: affiorano nei rumori, nella luce, persino nell’aria che respiri. Tu attraversi la città, e la città attraversa te.
Per scoprirne il lato più autentico ho scelto di partire dal suo mercato delle pulci più celebre. Roma è soprattutto vita popolare, quella che esplode la domenica mattina a Porta Portese: un intreccio di bancarelle affollate, voci che si rincorrono, oggetti che sembrano custodire storie dimenticate.
È qui che Roma si svela davvero, più che in qualsiasi monumento: ironica, caotica, generosa, sempre un po’ teatrale. Una città che non si limita a essere guardata, ma che ti entra dentro mentre la percorri.
Oggi, prima ancora di lasciarsi travolgere dal fascino delle strade di Roma, di perdersi tra vicoli che profumano di storia e di sedersi davanti a una carbonara, c’è una tappa che merita di essere considerata obbligatoria: la mostra Roma nel mondo al MAXXI. Non un semplice percorso espositivo, ma un vero e proprio punto di partenza per capire la città.
Roma è immensa, stratificata, complessa. È una capitale che vive su più livelli: quello monumentale, quello quotidiano, quello invisibile dei flussi, dei numeri, delle trasformazioni urbane. Roma nel mondo offre al visitatore proprio questo: una chiave di lettura contemporanea, fatta di dati, mappe, proiezioni, confronti internazionali. Una lente che permette di cogliere la città non solo come luogo da ammirare, ma come organismo vivo, in movimento.
La mostra racconta come la città si posizioni rispetto alle altre metropoli del mondo: per estensione, densità, infrastrutture, qualità della vita, patrimonio culturale. Un confronto che sorprende e spesso ribalta percezioni consolidate.
Attraverso grafici, installazioni e visualizzazioni, il visitatore scopre la Roma dei dati: la mobilità, la crescita urbana, le distanze, i tempi di percorrenza, la distribuzione dei servizi. È un modo per capire perché la città funziona (o non funziona) in un certo modo.
Roma è famosa per il traffico, ma raramente si riflette sulla sua struttura urbana, sulle sue dimensioni reali, sulla distanza tra centro e periferie. La mostra aiuta a visualizzare tutto questo, rendendo evidente quanto la città sia diversa da altre capitali europee.




Tra modellini, mappe, installazioni luminose e grandi visualizzazioni colorate, la mostra riesce a parlare a tutti: agli adulti che vogliono comprendere Roma attraverso numeri, mobilità e confronti internazionali, ma anche ai bambini, che si lasciano catturare dalla dimensione giocosa e visiva dell’allestimento. È sorprendente vedere come i più piccoli si avvicinino ai plastici delle città, alle forme, ai colori, trasformando la visita in un momento di scoperta condivisa.

ll MAXXI, in questo momento, ospita numerosi rimandi a Roma, alla sua identità più profonda. Nei corridoi sinuosi del museo, disegnati magistralmente da Zaha Hadid, affiorano riferimenti alla Roma religiosa, alla Roma del cinema, alla Roma che si racconta e si reinventa attraverso linguaggi diversi.
Tra le opere che più colpiscono c’è Confessionarium di Alicia Framis, un’installazione che riprende la forma del confessionale tradizionale ma la svuota dei suoi confini. Qui la confessione si svolge sotto gli occhi di tutti. La struttura, completamente trasparente, diventa una metafora potente del nostro tempo, un invito a riflettere sul bisogno di verità, sulla richiesta crescente di autenticità e di esposizione, ma anche sulla fragilità che comporta mostrarsi senza protezioni.
In un museo che dialoga con la Roma delle chiese e con la Roma del cinema, Confessionarium si inserisce come un ponte tra sacro e profano, tra intimità e spettacolo, trasformando un gesto privato in un atto pubblico che interroga chi guarda.


Un’altra opera che dialoga con la storia di Roma è Column di Kutlug Ataman, ispirata alla Colonna Traiana, il monumento che celebra le vittorie dell’imperatore Traiano in Dacia. Ataman riprende quel modello antico e lo sovverte: al posto dei rilievi che raccontano la gloria dei vincitori, sui monitor che compongono la sua colonna compaiono i volti dei vinti, degli abitanti della Turchia contemporanea.
Le loro storie restano mute, sospese in un silenzio che diventa parte dell’opera stessa. È un’assenza che pesa: la loro impossibilità di essere ascoltati trasforma la colonna in un monumento alla marginalità, alla fragilità, alla complessità delle identità che vivono tra Oriente e Occidente.
Column diventa così un monumento contemporaneo, che non celebra il potere ma lo interroga; non racconta la conquista, ma ciò che la conquista lascia dietro di sé. Un contrappunto moderno alla retorica imperiale, capace di restituire dignità a chi, nella storia ufficiale, non ha voce.

Allestita nella Galleria 4, la mostra curata dall’artista americano Alex Da Corte coinvolge diversi autori che invitano il visitatore a un percorso che riflette sulle dinamiche dell’alterazione e del mutamento. Attraverso dipinti, fotografie, installazioni e opere di architettura provenienti dalla Collezione MAXXI, Da Corte costruisce un racconto corale in cui maestri affermati dialogano con giovani artisti contemporanei.
Tra le opere esposte spiccano Modena di Luigi Ghirri, The Globe di Atelier Van Lieshout, una rappresentazione del nostro pianeta che invita a riflettere sui confini mutevoli e sulle visioni contrastanti della Terra. Si prosegue con Mixing Parfums di Massimo Bartolini, un’installazione che stimola i sensi e l’immaginazione attraverso una porta girevole che diffonde nell’aria fragranze naturali.


Proprio dalle curve rigonfie del grandioso spazio progettato da Zaha Hadid si potrebbe partire per comprenderla davvero Roma, lasciandosi guidare dall’arte, dalle sue storie e dalle sue molteplici visioni.
Foto di Marianna Elle