Nan Goldin a Milano: This Will Not End Well

L’intimità come potenza del contemporaneo

Dall’11 Ottobre 2025 al 15 Febbraio 2026, Pirelli HangarBicocca di Milano ospita “This Will Not End Well”, la prima grande retrospettiva dedicata all’artista Nan Goldin, portando per la prima volta in Italia un ampio slideshow della mappa emotiva della fotografa americana.
 
“Vi invito a scoprire la mia opera, invece di filmarla o fotografarla. Confido nel vostro rispetto per me e per le persone ritratte nelle immagini, e che non condividerete foto o video di questa mostra su internet, inclusi i social media”
 
Così Nan Goldin decide di farci entrare in questo mondo, e io, con estremo rispetto, cercherò di raccontare questa mostra invogliandovi ad andare e utilizzando solamente le poche immagini che con il suo permesso sono state pubblicate sul sito dell’HangarBicocca.

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Il diario dell’ artista

Nan Goldin, nata a Washington nel 1953, è una della voci e delle visioni più importanti, influenti e soprattutto intense, della storia della fotografia contemporanea. 

La sua è una rappresentazione e documentazione intima della vita, delle relazioni, della sessualità e della cultura underground. Una rappresentazione dallo sguardo però vulnerabile ma estremamente diretto.

Il suo lavoro è un diario della sua, cruda e difficile, esistenza.

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Il fulcro della mostra a Milano

“This Will Not End Well” è una mappa di immagini e suoni, progettata dall’architetta Hala Wardé. Goldin presenta una sequenza di opere che attraversano 40 anni di vita e vengono trasformate in un’esperienza cinematografica completamente immersiva.
 
Viaggiamo in 8 padiglioni diversi che accolgono 8 slideshows dalle diverse intenzioni.
 
Il primo, “The Ballad of Sexual Dependency”, (anche libro fotografico) presenta uno slideshow di 42 minuti, con il suo lavoro più importante, che comprende immagini della sua vita che vanno dal 1981 al 2022. Amici e amanti raccontati con intimità e tenerezza, emozionante e trascinante. 

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Si continua con “Memory Lost” e con il racconto della dipendenza, dell’astinenza e la cautela ipocrita che il mondo ha nei confronti di questo tema. Mentre si è persi nelle immagini quasi oniriche, una voce ci riporta a terra, un amico di Nan Goldin che le chiede “Ci sei? Mi senti? Dimmi cosa sta succedendo” e prosegue il racconto parlando della sua lotta contro la droga “Vorrei non provare più niente”.

Le perdite causate dall’AIDS, e dall’overdose, sono per Goldin il fulcro della sua vita e del suo racconto fotografico, è straziante come traspare attraverso lo schermo il nostro, e il suo, senso di impotenza.

Passando poi per gli altri padiglioni arriviamo al 5°, “The Other Side”, anche questo è uno dei lavori più lunghi e motivati, che sta alla base del suo intero lavoro decennale.

“The Other Side” (anche libro fotografico) si snoda e include amici e comunità transgender, tutti immortalati tra il 1992 e il 2010, tra New York, Bangkok, Parigi e Berlino.

“Sin dalla prima serata trascorsa al The Other Side ho iniziato a vivere. Mi sono innamorata di loro e dopo pochi mesi mi sono trasferita da loro.”

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Il padiglione numero 8

Siamo all’ultima sala e le emozioni che abbiamo provato finora sono già state tante, ma è in quest’ultima sala che ci invade un freddo glaciale.

“Sisters, Saints, Sibyls” è una dedica alla sorella maggiore, ricoverata da adolescente in un istituto psichiatrico dal quale non è mai uscita, si tolse la vita infatti a 18 anni. Uno spirito libero e costantemente alla ricerca dell’identità e della sessualità, la sorella Barbara è stata una fondamentale ispirazione per Nan Goldin.

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Non aggiungerò nulla per aumentare ancora di più la scoperta di questo spazio, ma l’unico consiglio è quello di prendere il foglio di sala e leggere la storia relativa a quest’ultimo padiglione.

L’arte di Nan Goldin stupisce sempre di più.

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