Nan Goldin a Milano: This Will Not End Well

L’intimità come potenza del contemporaneo


Il diario dell’ artista
Nan Goldin, nata a Washington nel 1953, è una della voci e delle visioni più importanti, influenti e soprattutto intense, della storia della fotografia contemporanea.
La sua è una rappresentazione e documentazione intima della vita, delle relazioni, della sessualità e della cultura underground. Una rappresentazione dallo sguardo però vulnerabile ma estremamente diretto.
Il suo lavoro è un diario della sua, cruda e difficile, esistenza.


Il fulcro della mostra a Milano
![]()


Si continua con “Memory Lost” e con il racconto della dipendenza, dell’astinenza e la cautela ipocrita che il mondo ha nei confronti di questo tema. Mentre si è persi nelle immagini quasi oniriche, una voce ci riporta a terra, un amico di Nan Goldin che le chiede “Ci sei? Mi senti? Dimmi cosa sta succedendo” e prosegue il racconto parlando della sua lotta contro la droga “Vorrei non provare più niente”.
Le perdite causate dall’AIDS, e dall’overdose, sono per Goldin il fulcro della sua vita e del suo racconto fotografico, è straziante come traspare attraverso lo schermo il nostro, e il suo, senso di impotenza.
Passando poi per gli altri padiglioni arriviamo al 5°, “The Other Side”, anche questo è uno dei lavori più lunghi e motivati, che sta alla base del suo intero lavoro decennale.
“The Other Side” (anche libro fotografico) si snoda e include amici e comunità transgender, tutti immortalati tra il 1992 e il 2010, tra New York, Bangkok, Parigi e Berlino.
“Sin dalla prima serata trascorsa al The Other Side ho iniziato a vivere. Mi sono innamorata di loro e dopo pochi mesi mi sono trasferita da loro.”

Il padiglione numero 8
Siamo all’ultima sala e le emozioni che abbiamo provato finora sono già state tante, ma è in quest’ultima sala che ci invade un freddo glaciale.
“Sisters, Saints, Sibyls” è una dedica alla sorella maggiore, ricoverata da adolescente in un istituto psichiatrico dal quale non è mai uscita, si tolse la vita infatti a 18 anni. Uno spirito libero e costantemente alla ricerca dell’identità e della sessualità, la sorella Barbara è stata una fondamentale ispirazione per Nan Goldin.

Non aggiungerò nulla per aumentare ancora di più la scoperta di questo spazio, ma l’unico consiglio è quello di prendere il foglio di sala e leggere la storia relativa a quest’ultimo padiglione.
L’arte di Nan Goldin stupisce sempre di più.


