Thailandia

Ci sono viaggi che ti aprono nuove strade, e altri che, sorprendentemente, ti fanno desiderare di tornare esattamente dove sei appena stato. È quello che ci è successo con la Thailandia. Per la prima volta, al rientro, non abbiamo sentito la solita impazienza di scegliere una nuova meta ma il desiderio di ripetere il viaggio. 

Giorno 1:  Bangkok

Siamo arrivati a Bangkok al mattino e, dopo aver lasciato le valigie al Grande Centre Point Surawong, abbiamo iniziato subito l’esplorazione della città. Abbiamo scelto di muoverci a piedi, senza prendere altri mezzi, per lasciarci affascinare dalla prima tappa del nostro viaggio.

La nostra passeggiata è iniziata tra i vicoli stretti e caotici di Chinatown, un labirinto  di colori, profumi e voci. Da lì abbiamo raggiunto il Wat Pho, dove siamo rimasti incantati dalla bellezza del complesso: l’architettura ricca di dettagli, i templi interni e, soprattutto, l’imponente Buddha sdraiato. Immenso, quasi impossibile da catturare in una sola foto.

Abbiamo poi proseguito verso il Palazzo Reale, altrettanto maestoso, con le sue molteplici strutture e un’architettura che ci ha lasciati senza parole. A differenza di altri templi, qui anche gli uomini devono rispettare il dress code con spalle e ginocchia coperte. Nessun problema: è possibile acquistare pantaloni comodi direttamente all’ingresso. Meglio ignorare le numerose persone fuori che cercano di vendere qualsiasi cosa e che spesso sostengono che il palazzo sia chiuso. Non è vero.

La serata l’abbiamo trascorsa tra i mercati notturni di Khao San Road. Abbiamo seguito i consigli ricevuti: evitare cibo di strada non cucinato al momento e cocktail con ghiaccio. Durante la nostra passeggiata serale abbiamo ammirato anche la bellezza del Wat Arun illuminato, osservato dalla riva opposta del fiume. Un’immagine che da sola vale il viaggio.

Giorno 2: Wat Saket

Ci siamo svegliati con calma e, ancora una volta a piedi, abbiamo raggiunto il Wat Saket, il tempio dorato. La scalinata per arrivare in cima è lunga ma non particolarmente impegnativa. Il giorno della nostra visita le biglietterie erano aperte ma non c’era nessuno all’interno, quindi siamo saliti senza problemi. La vista dall’alto e il percorso tra le piante e le campane sono molto suggestivi, anche se una volta arrivati in cima non abbiamo trovato nulla di particolarmente entusiasmante.

La sera siamo andati all’Icon Siam, attirati dagli spettacoli delle fontane di cui tutti parlavano e dallo street food interno. Per raggiungerlo abbiamo preso il traghetto, il mezzo più comodo ed economico per attraversare il fiume. Lo spettacolo delle fontane non ci ha colpiti particolarmente, mentre lo street food si è rivelato ottimo, con una scelta davvero ampia. Il resto del centro commerciale è simile agli altri: negozi più o meno di lusso e un’atmosfera curata, ma nulla di imperdibile.

 

Giorno 3: Ayutthaya

Sveglia presto e direzione Ayutthaya. Per raggiungerla abbiamo preso un Grab verso il Mochit New Van Terminal (Minibus Station Chatuchak). Abbiamo scelto il van perché, a differenza del treno che lascia dall’altra parte del fiume obbligando a prendere un traghetto, arriva direttamente dal lato giusto: in cinque minuti a piedi si raggiungono i principali monumenti.

Una volta arrivati abbiamo noleggiato delle biciclette, soluzione comodissima ed economica. La città è poco trafficata, gli abitanti sono abituati ai ciclisti e ci sono molte piste ciclabili. Davanti a ogni attrazione ci sono stalli dedicati e il noleggio ci ha fornito i lucchetti per legarle senza problemi.

I templi di Ayutthaya ci hanno conquistati: numerosi, diversi tra loro e tutti con un fascino incredibile. Pedalare tra rovine, stupa e statue immerse nel verde è un’esperienza che da sola vale la giornata.

Giorno 4: Chiang Mai

Sveglia presto e volo interno direzione Chiang Mai. Una volta atterrati, abbiamo raggiunto il Phor Liang Meun Terracotta Arts, a pochi passi dal centro storico. Chiang Mai è una cittadina raccolta, perfetta da vivere a piedi: abbiamo camminato ovunque senza mai sentire la necessità di prendere Grab, taxi o altri mezzi.

Dopo aver lasciato i bagagli in hotel, siamo subito partiti all’esplorazione. I templi da visitare sono numerosi e, passeggiando tra le strade tranquille della città vecchia, ci si imbatte facilmente in piccoli templi meno turistici ma ricchi di fascino. Ci siamo lasciati guidare dalla curiosità, fino a concludere il pomeriggio al Wat Phra Singh, uno dei templi più belli che abbiamo visto fino a quel momento: elegante, armonioso, immerso in un’atmosfera quasi sospesa.

La serata l’abbiamo dedicata a un incontro di Muay Thai al Thapae Boxing Stadium. Un’esperienza autentica, lontana dagli stadi moderni e patinati: sedie di plastica, un tendone a coprire il ring, luci essenziali e un pubblico coinvolto. Pur non essendo appassionati di arti marziali, siamo rimasti colpiti dall’energia e dalla genuinità di questo spettacolo, una finestra sincera sulla cultura locale.

Giorno 5: Doi Inthanon, Elefanti e Naphamethanidon

Per questa giornata abbiamo scelto un’escursione completa, prenotata direttamente in hotel il giorno del nostro arrivo a Chiang Mai, approfittando dei prezzi più convenienti. Il pick‑up era fissato per le 7 del mattino e la receptionist ci ha preparato una colazione al sacco.

Dopo circa un’ora e mezza di viaggio in van siamo arrivati al santuario etico degli elefanti, dove abbiamo potuto dar loro da mangiare e, con un po’ di fortuna, fare anche il bagno insieme a loro. Dopo il pranzo al santuario ci siamo diretti verso il Phra Mahathat Naphamethanidon, i templi del re e della regina situati nel punto più alto della Thailandia. Qui la temperatura è più fresca, ma basta una felpa. L’interno dei templi è semplice, mentre il panorama circostante è davvero spettacolare.

Il trekking nel Doi Inthanon è stato uno dei momenti più emozionanti: un percorso immerso nella foresta, tra vegetazione tropicale, cascate e risaie. Non è lungo né impegnativo, ma regala scorci indimenticabili. Il cammino si è concluso in un piccolo villaggio di coltivatori di caffè, dove abbiamo assaggiato diverse tostature di caffè locale e tè prodotti direttamente dalle loro piante. Un’esperienza autentica e sorprendente.

La giornata si è chiusa a Chiang Mai, con una cena al mercato e uno spettacolo al Ram Bar: drag queen e ladyboy in una performance travolgente, che ci ha lasciati senza fiato.

Giorno 6: Chiang Rai: Tempio Bianco, Tempio Blu e Wat Huay Pla Kang

L’escursione a Chiang Rai è iniziata molto presto, prenotata come sempre direttamente in hotel. La prima tappa è stata il villaggio delle donne dal collo lungo, una comunità originaria del Myanmar. Non lo consigliamo: più che un luogo autentico, appare come un’attrazione costruita per i turisti, con donne che posano accanto ai loro negozi senza alcun reale contesto culturale.

Dopo circa un’ora e mezza di viaggio siamo arrivati al Tempio Bianco, un’opera straordinaria e affollata, ma con piena ragione. Restaurato negli anni ’90, colpisce per l’architettura surreale e per i dettagli che lo rendono unico. Le foto all’interno sono vietate, ma è l’esterno a lasciare davvero senza parole.

Il Tempio Blu, pur meno scenografico del precedente, affascina per l’intensità del colore e per i dettagli che lo caratterizzano. Rimane comunque uno dei templi più belli visitati fino a quel momento. Anche il Wat Huay Pla Kang, con le sue colline circostanti e i templi minori disseminati tutt’intorno, regala un’atmosfera suggestiva e un colpo d’occhio imponente.

L’escursione è lunga: il tragitto tra Chiang Mai e Chiang Rai richiede circa tre ore in van. Per spezzare il viaggio di ritorno ci siamo fermati al Lolita Café, un bar immerso in una sorta di foresta tropicale interna. Curioso, scenografico, ma decisamente turistico. Se dovessimo scegliere, il trekking del giorno precedente resta molto più autentico.

Giorno 7: Phuket e il tramonto di Karon

Volo per Phuket con Air Asia. Nonostante le recensioni poco incoraggianti e pur non essendo paragonabile alla Thai Airways, il volo è stato puntualissimo e senza alcun intoppo: un viaggio sorprendentemente fluido.

Arrivati a Phuket ci siamo diretti al Mandarava Resort, nella zona di Karon Beach. Qui abbiamo trovato una delle colazioni migliori mai provate nei nostri viaggi: ricca, varia e di qualità impeccabile.

Il pomeriggio lo abbiamo trascorso a Karon, lasciandoci conquistare da un tramonto spettacolare in riva al mare. Temperature perfette, mai troppo caldo, e quell’atmosfera rilassata che solo il sud della Thailandia sa regalare.

Giorno 8: Kata Noi e la notte di Patong

La giornata è iniziata con una tappa a Kata Noi, una piccola spiaggia a pochi minuti da Kata Beach. Un angolo tranquillo, una vera chicca: mare limpido, possibilità di noleggiare lettini e una serie di bar sulla sabbia. Qui ci siamo concessi anche un massaggio thailandese in riva al mare, a un prezzo irrisorio e con un’atmosfera impagabile.

La sera ci siamo spostati a Patong, cuore pulsante della movida vicino a Karon Beach. Bangla Road è la via più iconica: piena di locali, musica e luci, ma anche segnata da una prostituzione molto evidente, che rende l’ambiente piuttosto caotico.

Abbiamo preferito fermarci in una strada laterale, ricca di locali LGBTQ+ friendly. In particolare lo Zag Club ci ha conquistati con spettacoli dal vivo di ballerini, ballerine e drag performer: divertenti, energici e coinvolgenti. 

Giorno 9: Phi Phi Island: tra acque cristalline e natura selvaggia

L’escursione alle Phi Phi Island è un must per chi soggiorna a Phuket. Acque cristalline, baie da cartolina e una natura che sorprende a ogni tappa. Alcune isole ospitano varani liberi, altre sono popolate da scimmie in totale libertà: affascinanti da osservare, ma da avvicinare con molta cautela.

Alcune spiagge risultano inevitabilmente affollate, ma non lasciatevi scoraggiare: la bellezza del paesaggio ripaga ampiamente la presenza di altri visitatori. E, a dirla tutta, ci sono spiagge italiane che in estate risultano molto più congestionate. Qui, invece, il mare e i panorami riescono comunque a regalare momenti di pura meraviglia.

Giorno 10: Freedom Beach

Freedom Beach è stata la nostra meta del giorno, una delle spiagge più tranquille e suggestive di Phuket. L’accesso, però, merita attenzione: alcuni sentieri non ufficiali sono ripidi e pericolosi, e noi siamo finiti proprio su uno di questi. Conviene proseguire fino all’ingresso principale e pagare il biglietto: è l’unico accesso sicuro e ben tenuto.

Il mare non ha le sfumature caraibiche delle Phi Phi, ma l’atmosfera è pura pace. Pochissime persone rispetto alle altre spiagge dell’isola, due piccoli bar e la possibilità di noleggiare lettini: tutto ciò che serve per una giornata di relax totale, lontani dal caos e immersi in un paesaggio ancora autentico.

Giorno 11: Karon Beach

Per l’ultimo giorno a Phuket siamo rimasti nei dintorni dell’hotel, così da poter rientrare in aeroporto con calma la sera. Il Madarava Resort ci ha messo a disposizione una stanza dove lasciare i bagagli e un bagno per rinfrescarci prima della partenza: un’attenzione preziosa che ha reso la giornata ancora più piacevole.

Lasciare la Thailandia non è stato semplice. Ogni tappa ci ha regalato qualcosa di diverso: un profumo, un colore, un gesto gentile, un paesaggio che sembrava impossibile da descrivere.

Non è un Paese che si attraversa soltanto. È un Paese che si vive, che ti accoglie con naturalezza e ti sorprende quando meno te lo aspetti. 

Non sappiamo quando torneremo, ma sappiamo che lo faremo. Perché certi viaggi non finiscono davvero: restano lì, pronti a richiamarti quando ne hai più bisogno.

 

 

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