Iñárritu in Fondazione Prada – Entrare in “Sueño Perro”

Ci sono registi che raccontano storie e altri che costruiscono esperienze complete, Alejandro G. Iñárritu appartiene senza dubbio alla seconda categoria.
Il suo arrivo alla Fondazione Prada, di cui abbiamo scritto in precedenza sulla nostra pagina, con “Sueño Perro“ è la Instalaciòn Celuloide che non poteva che tradursi in qualcosa che va oltre la mostra tradizionale: niente pareti rassicuranti, nessuna distanza, nessun nascondiglio. Qui si entra, letteralmente, dentro il suo universo, anzi, nove proiettori analogici 35mm ci immergono nel frastuono e nella frenesia di Città del Messico del 2000.
La mostra non chiede di essere guardata, ma attraversata, in tutto il suo processo di proiezione e, come spesso accade nel cinema di Iñárritu, l’attraversamento non è mai comodo, ci troviamo infatti costretti ad attraversare i fasci di luce di proiezioni che popolano le pareti, trovandoci per qualche istante noi al centro dell’attenzione e al centro della scena che viene mostrata.

Il cinema che non consola
Il lavoro di Iñárritu, fin dagli esordi, si muove su un terreno preciso: quello del conflitto umano, individuale e collettivo. Dai racconti frammentati di Amores perros alla spirale esistenziale di Birdman, passando per la violenza invisibile dei sistemi raccontata in Biutiful, o la straziante esperienza in realtà virtuale di Carne y Arena.
Il suo cinema mette costantemente lo spettatore davanti a una verità scomoda: non esiste una posizione neutrale.
Alla Fondazione Prada questo approccio si radicalizza, il linguaggio cinematografico viene smontato e ricostruito nello spazio, trasformandosi in installazione immersiva. Lo spettatore non è più seduto in sala, protetto dall’oscurità, ma diventa parte attiva di un dispositivo che lavora su corpo, percezione, empatia.
Iñárritu non cerca la spettacolarità fine a sé stessa: usa la tecnologia, la realtà virtuale, il suono e gli ambienti sensoriali come strumenti politici ed etici.
Il punto non è “vedere meglio”, ma sentire di più, anche quando questo significa disagio o estraneamento.

Dentro l’opera
La mostra alla Fondazione Prada insiste su uno dei temi centrali del suo lavoro più recente: lo spaesamento, fisico e mentale.
I confini tra chi osserva e chi è osservato si sfaldano, non c’è una narrazione lineare, non c’è una guida morale esplicita, c’è piuttosto una condizione da abitare, che richiama direttamente le grandi fratture del presente: migrazione, identità, potere, vulnerabilità.
Come nel suo cinema, Iñárritu rifiuta l’idea di un pubblico passivo. Qui lo spettatore è chiamato a fare i conti con la propria posizione, non basta “capire” l’opera: bisogna reggerla, bisogna costruirla, infatti le storie dei protagonisti sono frammentate, in diverse stanze, e tocca a te, spettatore, creare un montaggio “lineare” di quello che stai attraversando.
È una scelta divisiva. E probabilmente è proprio questo il punto.



Iñárritu: controllo totale e urgenza morale
Nel bene e nel male, Iñárritu è un autore del controllo assoluto. Ogni inquadratura, ogni suono, soprattutto il suono che ci colpisce nella sala centrale (vedere e sentire per credere), in cui ogni elemento dello spazio è pensato per produrre una reazione precisa.
È un cinema, e ora anche un’arte installativa, che non lascia molto margine all’ambiguità estetica, perché l’ambiguità è già tutta nei contenuti.
Questo approccio gli è valso accuse di retorica, di manipolazione emotiva, soprattutto in passato, critiche che convivono con una forza rara: la capacità di usare il linguaggio audiovisivo per interrogare il nostro ruolo di spettatori privilegiati, spesso al riparo dalle conseguenze di ciò che guardiamo.
Alla Fondazione Prada, questa tensione emerge senza filtri. L’esperienza è potente, ma non accomodante. E non vuole esserlo.
Sueño Perro non cerca applausi a fine proiezione come a Venezia o a Cannes. Non vuole piacere a tutti e non prova nemmeno a farlo, ma è un lavoro che si colloca esattamente dove l’arte contemporanea e il cinema possono ancora essere scomodi: nello spazio in cui l’esperienza estetica diventa una questione etica.
Si esce con domande più che con risposte.
Informazioni pratiche
Sede: Fondazione Prada, Milano – sede di Largo Isarco
Periodo: 18 Set 2025 – 25 Feb 2026
Biglietti:
L’accesso rientra nella biglietteria della Fondazione Prada, con biglietto intero e ridotto, e agevolazioni per studenti. Tutte le informazioni sui costi le potete trovare in fondo al nostro articolo su Fondazione Prada (cliccando qui), oppure direttamente dal sito ufficiale.
https://www.fondazioneprada.org/servizio-visitatori/
Orari di Ingresso:
Variabile, ma è consigliabile prendersi più tempo possibile: l’opera non è pensata per una fruizione rapida.
Accessibilità:
L’esperienza è intensa anche dal punto di vista sensoriale; è utile e necessario ascoltare e leggere le indicazioni fornite dal personale della Fondazione.

