I hate paper flowers

Io odio i fiori di carta. I hate paper flowers.
Lo urlerei in tutte le lingue del mondo.
Sono cresciuta in una casa piena di “composizioni” — così le chiamava mia madre — che sembravano uscite da un catalogo anni ’80: polverose, costose, e terribilmente noiose. Ogni angolo aveva il suo bouquet immobile, fiori eterni che non sbocciavano mai. Per me erano il simbolo dell’anti-poesia.
Poi ho scoperto i fiori di carta crespa di Andrea Merendi. Sono finti, sì. Ma sono belli.
Merendi non imita la natura, la reinventa. Le sue creazioni hanno volume, grazia, carattere. Non cercano di sembrare veri: sono dichiaratamente artificiali, eppure riescono a emozionare. A volte, i fiori finti sono una scelta necessaria — pensiamo a un allestimento che deve durare nel tempo, a una scenografia teatrale, a una vetrina che non può appassire.
E quando manca il profumo? Il fiorista ha trovato la soluzione: Ombreuse, un’essenza fiorita che riempie il laboratorio come se i petali respirassero davvero. Il risultato è un’esperienza sensoriale completa, dove anche l’illusione ha il suo profumo.


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