ABITARE: riflessioni visive su una città che si trasforma

Cosa significa davvero abitare una città? È una domanda semplice solo in apparenza, quasi un mantra contemporaneo che rimbalza nelle conversazioni urbane: “bisogna abitare la città”. Ma cosa vuole dire, concretamente, “abitare”? Qual è il confine tra il vivere un luogo e il semplice esserci in maniera passiva? 

Da questa domanda nasce ABITARE, il progetto video-fotografico realizzato da noi, due giovani fotografe e artiste visive, formate all’Accademia di Belle Arti di Brera nel corso di Nuove Tecnologie dell’Arte. Un lavoro nato dal nostro vissuto, dalle nostre inquietudini e dal nostro sguardo su Milano, città che da sempre promette futuro ma che forse a volte non mantiene le sue aspettative.

Il progetto: immagini, spazi e tre momenti del giorno 

 La forma finale di ABITARE comprende quattro video, accompagnati da sei fotografie, dedicati ognuno a un momento diverso della giornata: mattina, pomeriggio, sera. 

Dieci tempi, dieci atmosfere, dieci modi di entrare in relazione con un quartiere, come se il ritmo delle ore fosse il vero respiro della città. 

Le immagini lavorano su un’ironia visiva sottile: un gioco di contrasti tra la nostra quotidianità e gli spazi che attraversiamo. Non è sarcasmo, ma un’ironia che nasce dall’osservazione di come Milano si modelli su chi può permettersela, lasciando ai margini chi, come noi e come molti, soprattutto della “generazione del futuro”, cerca semplicemente un posto da abitare.

Cascina Merlata: da periferia promettente a quartiere “del futuro”  

Quando abbiamo iniziato a pensare il progetto, Cascina Merlata era ancora una periferia in crescita, un territorio sospeso tra la promessa del nuovo e la realtà dell’incompiuto. Uno di quei luoghi dove l’immaginazione corre più veloce degli edifici. 

Oggi, poco tempo dopo, quel quartiere è diventato a tutti gli effetti uno dei poli di sviluppo della Milano del futuro, diventando protagonista di un progetto di riqualificazione “Cascine Aperte”, che ebbe inizio in occasione di EXPO 2015 e che è incentrato sull’estetica, sulla ricerca del nuovo e della spettacolarizzazione. 

E noi, con un misto di orgoglio e malinconia, riconosciamo di aver “visto lungo”: abbiamo catturato un momento di passaggio, forse destinato a scomparire, forse già trasformato.

Abitare: un diritto che si assottiglia 

Nel nostro testo di accompagnamento al progetto ci chiediamo: 

« Quindi com’è possibile abitare un luogo che esclude chi non fa parte di un’elite? Semplicemente vivendo lo spazio pubblico, la città. » 

Milano è da sempre terreno fertile per chi crea, sogna, costruisce. Eppure, se non si appartiene alla classe medio-alta, l’unico modo per vivere la “città del futuro” è rimanere ai suoi bordi. 

Ma cosa succede quando il centro si espande fino a colonizzare la periferia? Quando anche gli spazi liminali diventano irraggiungibili e le persone, che prima li popolavano, sono costrette a spostarsi ancora più ai margini.

Il nostro lavoro è un piccolo atto di presenza nello spazio pubblico.  

Per ribadire che abitare non è solo una questione di soldi o di metri quadri, ma di intimità, quotidianità e possibilità.

Un dialogo con Ugo La Pietra 

Uno dei nostri riferimenti principali è il lavoro “Abitare la città” (1990–1998) di Ugo La Pietra, che riflette sulla barriera fisica e psicologica tra spazio pubblico e privato. 

Da quella linea di confine, sempre più sottile e allo stesso tempo invalicabile, parte la nostra ricerca. 

Come La Pietra, anche noi osserviamo la città non come semplice scenario, ma come corpo vivo che accoglie e respinge, che invita e alza barriere. 

Un grido gentile, ma deciso 

ABITARE è allo stesso tempo un gesto poetico e politico. 

Una piccola protesta fatta di luce, ironia e di immagini in movimento. 

Un invito a ripensare cosa voglia dire sentirsi a casa in una città che cambia continuamente pelle. 

Finché qualcosa non cambierà, continueremo a fare ciò che sappiamo fare meglio, ovvero abitare la città attraverso le nostre immagini. 

Perché anche questo è un modo per reclamare spazio e per non sparire.

Biografie 

Martina Fumarola e Helena Terrasi sono due fotografe e artiste visive formatesi all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove hanno conseguito la laurea in Nuove Tecnologie dell’Arte. 

La loro ricerca indaga il rapporto tra spazio urbano, identità e quotidianità, attraverso un linguaggio che combina fotografia, video e sperimentazione multimediale. 

Il loro lavoro si concentra spesso sulle tensioni invisibili che abitano le città contemporanee: luoghi in trasformazione, limiti sociali, possibilità negate e nuovi modi di vivere (o non poter vivere) lo spazio pubblico.

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